Quando il profeta Geremia ha stigmatizzato
l’irreligione di Giuda, quantomeno i Giudei lo presero sul serio. Che
succederebbe oggi?
La politica di Geremia
Come Geremia è il profeta veterotestamentario del Tempo di
Passione, così è anche il profeta dei tempi moderni. Che
sia il profeta del Tempo di Passione è evidente dalla liturgia
della Settimana Santa, dove, per esprimere il suo dolore per la
Passione e la Morte di Nostro Signore, Madre Chiesa attinge in larga
misura dalle “Lamentazioni” di Geremia per la distruzione di
Gerusalemme, nel 588 a. C. Che Geremia sia anche il profeta dei nostri
tempi ne era convinto il cardinale Mindszenty, senza dubbio
perché nei peccati del proprio mondo il cardinale vedeva sempre
più quelli ricordati da Geremia nelle sue denunce contro Giuda,
e capiva che questi peccati odierni stavano portando altrettanto
sicuramente alla distruzione il nostro attuale modo di vita peccaminoso.
Ora, nel campo della politica e dell’economia, molti commentatori
odierni (rintracciabili su Internet) vedono chiaramente che la
distruzione si avvicina, ma non la collegano con la religione,
perché loro, o la maggior parte dei loro lettori, partendo dal basso, non
guardano verso l’alto. Geremia, al contrario, partendo dall’alto per la sua
drammatica chiamata da Dio (Cap. I), vede la politica, l’economia e
tutto il resto alla luce abbagliante del Dio degli Eserciti. Quindi
dopo aver denunciato a lungo l’orribile perfidia di Giuda e i suoi
peccati contro Dio, e dopo aver annunciato la punizione complessiva di
Giuda (cap. II-XIX), egli fa delle particolari profezie politiche: i
Giudei saranno condotti in cattività a Babilonia (XX), con il
loro re Sedecia (XXI), e anche i re Ioacaz, Ioiakim e Ioiachin saranno
puniti (XXII).
Simili profezie non resero popolare Geremia. I sacerdoti di Gerusalemme
lo arrestarono (XXVI), venne sfidato da un falso profeta (XXVII), lo
stesso re Ioiakim cercò di distruggere gli scritti del profeta
(XXXVI), e infine i principi di Giuda lo gettarono nel fango di una
cisterna per farlo morire, da dove fu tratto in salvo solo da un Etiope
(XXXVIII). Subito Geremia tornò alla politica, invitando —
invano – il re Sedecia ad arrendersi ai Babilonesi, cosa che gli
avrebbe risparmiato grandi sofferenze.
Ovviamente alle autorità laiche e religiose della decadente
Gerusalemme non piacevano le cose dette loro dall’uomo di Dio, ma
avevano quel tanto di senso religioso da prenderlo sul serio. Oggi,
invece, la Chiesa e lo Stato non lo liquiderebbero come un “invasato
religioso”, intimandogli di “stare fuori dalla politica”? Non hanno,
oggi, la Chiesa e lo Stato, separato tanto drasticamente la politica
dalla religione da non vedere più quanto profondamente la loro
politica senza Dio sia segnata e condannata dalla loro grande
empietà?
In altre parole, la relazione degli uomini con Dio impregna e governa
sempre tutto ciò che fanno, anche quando tale rapporto
è da parte degli uomini di assoluta indifferenza verso Dio.
Così, se qualcuno di noi segue quest’anno un Ufficio delle
Tenebre, lasci che il dolore di Geremia per la devastata Gerusalemme
permetta di evocare in noi, non solo il dolore di Madre Chiesa per la
Passione e la Morte del Nostro Divino Signore, ma anche
l’incommensurabile dolore del Sacro Cuore per tutto un mondo che
sprofonda nei peccati, i quali lo trascineranno verso la completa
distruzione a meno che non si ascolti il grido lamentoso delle Tenebre:
“Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al Signore, tuo Dio”.
Kyrie eleison.