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Solzhenitsyn lungimirante

Pubblichiamo
il commento di S. Ecc. Mons. Richard Willamson. Relativo
alla testimonianza di Solzhenitsyn ripresa
da suo “ Arcipelago Gulag ”.
L’artista vede il bagliore della
nostra “città in fiamme”

Ma gli uomini si rivolgeranno a Dio?

No? È triste!

Alexander Solzhenitsyn (1918–2008) è stato uno scrittore russo
reso famoso dalla sua forte e chiara denuncia del Comunismo Sovietico
nella sua opera più nota, “ Arcipelago
Gulag ” (1973). Questo libro in tre volumi ha avuto un ruolo
fondamentale nel mostrare al mondo gli orrori del Comunismo, ed
è stato il frutto della sua conversione ai più antichi
valori di Dio e della Patria, avvenuta durante gli otto anni di
prigionia nei gulag sovietici, o campi di prigionia (1945–1953).

Il testo che segue è un estratto, leggermente adattato, di un
discorso tenuto al National Arts Club
di New York nel 1993. Esso mostra la sua chiara comprensione delle arti
moderne come riflesso di una grave mancanza di vita spirituale nelle
anime, in Occidente come in Oriente.

Il mondo intero sta vivendo un secolo di malattia spirituale, che si
riflette necessariamente nelle arti. Un senso di confusione sul mondo
è sorto non solo negli Paesi ex-comunisti, ma anche in
Occidente, dove un aumento senza precedenti dei benefici materiali e
standard di vita sempre migliori sono stati accompagnati da un’erosione
e da un oscuramento degli alti ideali morali ed etici. L’asse
spirituale della vita si è indebolito e ci sono artisti ai quali
il mondo sembra ormai privo di senso, come un assurdo mucchio di
spazzatura.

Sì, la cultura mondiale oggi è in una crisi molto grave.

Una via d’uscita è stata quella di ricorrere a nuovi metodi
ingegnosi, come se non ci fosse mai stata una crisi, come se,
modificando il mezzo, si potesse compensare la mancanza di messaggio.
Speranze vane. Nulla di valore può essere costruito trascurando
i significati più elevati, o con una visione relativistica dei
concetti e della cultura nel suo complesso.

In effetti, si può scorgere qui sotto la superficie qualcosa di
più grande di un fenomeno confinato all’arte, non con la luce,
ma con un inquietante bagliore cremisi, come quello di una città
in fiamme . . .

Perchè sotto questi diffusi e apparentemente innocenti
esperimenti di rifiuto della tradizione “antiquata”, si nasconde una
profonda ostilità nei confronti di qualsiasi
spiritualità.

Questo culto incessante della novità, con la sua affermazione
che l’arte non deve essere necessariamente buona o pura, basta che sia
nuova, più nuova e ancora più nuova, nasconde un ostinato
e persistente tentativo di minare, ridicolizzare e sradicare tutti i
precetti morali. Come se non esistesse un Dio, una verità, come
se l’universo fosse caotico, non ci fossero assoluti e tutto fosse
relativo.

Infatti, in questi ultimi decenni del XX secolo, la letteratura, la
musica, la pittura e la scultura mondiali hanno mostrato una tendenza
ostinata a crescere non in alto, ma di lato, non verso le più
alte conquiste della maestria e dello spirito umano, ma verso il basso,
verso la loro disintegrazione in una frenetica e torbida
“novità”.

Per decorare gli spazi pubblici si mettono in piedi sculture che
pretendono che la pura bruttezza meriti la nostra attenzione . . . cosa
che non ci stupisce nemmeno più.

Se fantomatici esseri dello spazio captassero la nostra musica moderna
via etere, come potrebbero mai immaginare che i terrestri hanno avuto
un tempo un Bach, un Beethoven o uno Schubert, che oggi sono
abbandonati come se fossero fuori moda e obsoleti?

Se noi, creatori d’arte, ci sottometteremo obbedienti a questa deriva,
se smetteremo di tenere a cuore la grande tradizione culturale dei
secoli precedenti e le basi spirituali da cui è nata quella
nobile tradizione, contribuiremo a una pericolosissima caduta dello
spirito umano, a una degenerazione dell’umanità in una sorta di
stato inferiore, più vicino al mondo animale. Eppure, è
difficile credere che permetteremo che questo accada. Anche in Russia,
così terribilmente malata in questo momento (1993), aspettiamo e
speriamo che dopo il coma e un periodo di silenzio, sentiremo il
respiro della letteratura russa risvegliarsi, e osserveremo nei nostri
fratelli più giovani l’arrivo di forze nuove e fresche in nostro
aiuto.

Kyrie eleison