Perché costringe ad abbandonare parte della Verità.
Recentemente
una lettrice di questi “Commenti” è rimasta perplessa per la
spiegazione relativamente insoddisfacente data da un prestigioso leader
Tradizionalista del suo ritorno sotto l’autorità della Chiesa
ufficiale. Aveva seguito per diversi anni la guida dell’Arcivescovo
Lefebvre (1905–1991), per poi riprendere di fatto la sua piccola
Congregazione sotto l’autorità della diocesi ufficiale locale e
di Roma. Questi “Commenti” abitualmente spiegano gli insoddisfacenti
ragionamenti come il suo nei termini del rapporto tra Verità e
Autorità della Chiesa, fatti per essere alleati, ma divisi l’uno
dall’altro dal Vaticano II (1962–1965). La nostra lettrice dice di
essere stata piuttosto illuminata da questa spiegazione, e quindi la
riproponiamo a tutti i lettori.
La Verità è
essenziale per la Chiesa Cattolica come lo è per nessun’altra
istituzione sulla faccia della terra. Se afferma, come fa, di
rappresentare l’unico vero Dio, che chiama Se stesso “la Via, la
Verità e la Vita” (Gv. XIV, 6), basterebbe una singola menzogna
per screditare tutto il Suo discorso. Nessun’altra istituzione umana
per rimanere credibile è così dipendente dalla necessita
di evitare la seppur minima menzogna.
La negazione da parte dell’uomo moderno del peccato originale è
il tremendo motivo per cui la verità non emerge naturalmente
quando viene esposta al mercato, come pensava così
ottimisticamente Thomas Jefferson. Ma poiché la salvezza degli
uomini dipende dalla Verità di Dio (Gv. XVIII, 37), allora Dio
dà la Sua divina Autorità alla Sua divina Chiesa per
imporre le Sue divine Verità agli uomini ribelli e testardi,
finché non si sottomettono ad Esse.
Data quindi la natura peccaminosa degli uomini, l’Autorità della
Chiesa è la fondamentale protezione e sostegno della sua
Verità. Ad esempio, Lc. XXII, 31: “Simone (Pietro), ho pregato
per te, perché la tua fede non venga meno” = Verità – “e
quando ti sarai ricondotto” = alla Verità, “conferma i tuoi
fratelli” = esercita la tua Autorità.
Notate qui come la Verità è lo scopo e la base
dell’Autorità Ecclesiastica (così come Monsignore
Lefebvre riuscì unicamente a comprendere) e la precede, ma allo
stesso tempo, a causa della peccaminosità degli uomini, ha
bisogno dell’Autorità Ecclesiastica. Per gli scopi di Dio,
Verità (dottrina) e Autorità (la gerarchia) sono intese
come inscindibili.
Ma ecco il problema. Col Vaticano II, l’Autorità Cattolica (Papa
e Padri Conciliari) si è separata dalla Verità Cattolica,
e si è preteso di far passare la dottrina modernista come
Cattolica, quando non lo è minimamente, ma le è solo
somigliante.
E da allora, come ha detto l’Arcivescovo,
tutti i Cattolici si sono inevitabilmente divisi in due gruppi. O hanno
seguito l’Autorità Cattolica (Papa e Vescovi) e hanno
abbandonato più o meno la Verità Cattolica (che
l’Autorità aveva abbandonato); o hanno seguito la Verità
Cattolica e hanno dovuto abbandonare più o meno
l’Autorità Cattolica.
Poiché il Papa e i Vescovi si rifiutavano risolutamente di
tornare alla Verità e alla Tradizione Cattolica, i Cattolici che
si aggrappavano alla Verità Cattolica dovettero più o
meno uscire, in effetti, dalla legittima Autorità Cattolica, o
da quell’autorità che appariva legittima.
E così essendo il Pastore colpito dottrinalmente (soprattutto i
Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, perché Paolo VI guidava la
danza modernista), allora le pecore furono necessariamente disperse.
Molti erano Autorità al 100% e Dottrina allo 0%. Alcuni erano,
diciamo, 85% Autorità e 15% Dottrina. Altri erano 60%
Autorità e 40% Dottrina. E così via.
Monsignor Lefebvre era Dottrina al 100% ma ancora Autorità al
15%, per così dire. Ha sempre insistito per riconoscere,
rispettare e obbedire al Papa come Papa ogni volta che la Verità
(Fede) glielo permetteva. Ma dal maledetto Concilio in poi,
finché l’Autorità ha continuato a divorziare dalla
Verità, in ogni Cattolico, che prendeva sul serio la sua Fede,
c’è stato un braccio di ferro tra la Verità Cattolica e
l’Autorità Cattolica.
Ora, il leader il cui comportamento ha tanto perplesso la nostra
lettrice, era ed è un Cattolico serio e devoto, quindi è
un sacerdote lacerato che si può presumere abbia agito in tre
fasi: in primo luogo, ha seguito e devotamente obbedito con la sua
Congregazione a ciò che sembrava come una normale
Autorità Cattolica. In secondo luogo, si rese conto che
l’Arcivescovo aveva ragione a mettere la Verità prima
dell’Autorità falsificata, e seguì il suo esempio di
“disobbedienza” a Roma, per essere fedele alla Tradizione Cattolica. E
in terzo luogo, quando l’Arcivescovo morì nel 1991 e il suo
carisma personale scomparve dalla scena, allora il potente magnetismo
della Roma modernista, camuffata da Cattolica, si riaffermò, e
il richiamo dell’Autorità vera lo spinse di nuovo all’obbedienza
all’autorità apparente dei bottoni rossi e delle romane
scrivanie di mogano.
Kyrie eleison.