di oggi?
Ma non per anime che Lo amano, soffrono e pregano.
Nel prologo al suo libro “L’Eresia del XX secolo”, pubblicato nel 1972,
Jean Madiran affermava, senza inutili preamboli e consapevole di
esporsi agli attacchi da parte della nuova chiesa, che i responsabili
della diffusione degli errori e dell’eresia nella Chiesa erano stati
gli stessi vescovi cattolici (p. 17 della riedizione del 2018). Motivo
per cui (28) non aveva bisogno, come cattolico battezzato, né di
chiedere né di ricevere alcun mandato, per difendere la Fede,
dal momento in cui quegli stessi pastori o vescovi si erano trasformati
in lupi o eretici, distruttori della Fede.
Alla base dell’opera di Madiran c’è (26) una distinzione
cruciale e chiarificatrice del concetto di eresia. Essa, nel senso
stretto del termine, significa negazione intenzionale di ciò che
si sa essere una proposizione definita della Fede. Ma in senso lato
significa l’accettazione di una mentalità radicalmente estranea
alla Fede. E in questa seconda accezione, l’eresia va ben oltre la
contraddizione di una qualsiasi proposizione particolare di Fede:
l’eresia del XX secolo si trova piuttosto “nella notte, nel vuoto, nel
nulla”.
E come sono stati “svuotati” i vescovi francesi? Madiran scrive (20)
che per 100 anni, quindi dalla metà del XIX secolo, essi si
erano mentalments pian piano separati dalla Sede Apostolica e si erano
cosí allontanati dalla Roma veramente cattolica di Pio IX e del
Sillabo. La loro disciplina era divenuta formale obbedienza priva di
convinzione. Con poche parole Madiran tratteggia qui l’essenza della
Chiesa preconciliare: sotto l’influenza del mondo moderno, dietro un
apparente mantenimento dell’esteriorità, una malcelata
progressiva perdita della Fede stava cambiando la Chiesa,
allontanandola dalla sua originaria missione. Sebbene il Magistero
papale, mediante le più importanti encicliche dei papi
antiliberali quali Pio IX, Leone XIII e Pio X, aveva tentato di
arginare l’invasione del nuovo mondo rivoluzionario, di
quell’insegnamento Madiran (23) dice che i vescovi degli anni ‘50 non
sapevano praticamente nulla.
L’aspetto ancora più grave dell’eresia del XX secolo, per il
nostro filosofo francese, consisteva nell’infedeltà dei vescovi
che si traduceva nella negazione dell’esistenza della legge naturale
(24). Sebbene negli anni Cinquanta ancora sopravvivevano certe formule
del vecchio catechismo, i vescovi, magnetizzati dal mondo moderno e
contagiati dal suo liberalismo, da tempo si erano allontanati
mentalmente da Roma, rifiutando la sua dottrina sociale. Nei loro cuori
si stava perdendo ogni senso della legge naturale e questo
preparò la via, negli anni immediatamente successivi al
Concilio, alla riforma del dogma e del catechismo che fino ad allora
avevano lasciato esteriormente intatti. Il loro rivoluzionario rifiuto
di seguire la magisteriale dottrina sociale conteneva già
implicitamente quel totale sradicamento della religione cristiana che
colpì l’intera Chiesa all’indomani del Concilio (25).
Perché se non
c’è una legge naturale né un ordine razionale incorporato
da Dio in tutta la Creazione, allora la ragione e la fede sono
naufragate. E anche se le formule del Vangelo e le definizioni
dogmatiche possono, per un po’, ancora essere recitate e ripetute
accuratamente, la loro sostanza è oramai stata prosciugata, e
tutta la religione è stata radicalmente sovvertita. I vescovi
senza legge naturale non hanno più accesso né al Vangelo
né alle definizioni dogmatiche. Non possono più
conservare o tramandare nulla (26). Sono maturi per scivolare a
sinistra verso la religione sostitutiva della modernità, che
è il comunismo (26).
E per concludere il suo
Prologo, Madiran fa appello a un connazionale che aveva previsto questa
decadenza nel clero anche prima della prima guerra mondiale. Charles
Péguy (1873–1914) scrisse nel 1909 che il clero (30) stava
distruggendo con successo il Cristianesimo volendo che progredisse con
i tempi. Stavano perdendo loro stessi la fede (32), accettando la sua
scomparsa come una naturale evoluzione.
Kyrie eleison.