in porto,
Ma non se gli uomini trascurano la Sua bontà.
Quando la Verità cattolica e l’Autorità cattolica si
allontanano, come nel Vaticano II, non può essere la
Verità che si sia mossa, perché la dottrina cattolica non
cambia. Solo l’Autorità può essersi mossa, e quindi solo
le autorità della Chiesa possono essere incolpate
della separazione. Un motivo in più per far tesoro di quelle
autorità che non hanno tradito la Verità, come Mons.
Lefebvre e la sua Fraternità San Pio X. Un motivo in più
per dare almeno un’ulteriore occhiata a quello che è successo
nel recente Capitolo Generale della Fraternità – in effetti, la
Fraternità ha ripreso la linea di Monsignore, che aveva
abbandonato nel 2012, o ha applicato il proverbio francese: “più
le cose cambiano, più rimangono le stesse”?
All’inizio del Capitolo sono stati eletti tre uomini nuovi per formare
il triumvirato (corpo di tre uomini) che governa la Fraternità,
e molti buoni sacerdoti della Fraternità hanno tirato un grande
sospiro di sollievo e hanno goduto alcuni giorni di vera speranza per
il futuro. Ma ecco che alla fine del Capitolo sono stati votati a far
parte del Consiglio Generale della Fraternità, dove vengono
prese le decisioni più importanti, il precedente Superiore
Generale e il suo predecessore. Con questo è stato introdotta
nella Fraternità una novità, un nuovo incarico di
“Consigliere”. E il cuore di molti buoni sacerdoti deve essersi fatto
piccolo piccolo. Quale speranza potrebbe esserci adesso per cambiare il
disastroso andazzo della Fraternità dalla fedele Verità
alle infedeli autorità, dal momento che i due principali
artefici di tale andazzo sono stati reintegrati nel Consiglio Generale
della stessa Fraternità?
Almeno un partecipante al Capitolo si è lasciato rassicurare da
quello che gli è stato detto, ossia che i due “Consiglieri” non
vivranno nella sede della Fraternità
a Menzingen, in Svizzera; che verranno consultati solo per questioni
relative all’istituzione o alla chiusura di case della
Fraternità e all’ammissione o all’espulsione di membri della
Fraternità; che la creazione dei “Consiglieri” è stata
una mossa intelligente del Capitolo perché essa aiuterà a
guarire le divisioni nella Fraternità. Ma c’è davvero
qualcuno che si sente rassicurato? Menzingen deve riconquistare la
fiducia che la sua ambigua politica ha fatto perdere negli ultimi 20
anni. Ecco un commentatore tra tanti che non si fida delle recenti
parole rassicuranti dei dirigenti della Fraternità: –
In realtà, la scelta – preordinata – di Don Pagliarani come
nuovo Superiore Generale nasconde la altrettanto preordinata
volontà di confermare lo status quo della direzione della
Fraternità. Senza pudore, al nuovo Superiore sono stati
affiancati due Assistenti che certo non brillano per la loro resistenza
alla Roma modernista. Per di più, senza alcuna vergogna, il
Capitolo si è inventato le figure di due “consiglieri”, non
previsti dagli Statuti della Fraternità; “scegliendo” per la
bisogna i due personaggi più accordisti che la Fraternità
abbia mai avuto: Don Schmidberg, noto amico del cardinale Ratzinger, e
Mons. Fellay, noto per i suoi “nuovi amici” a Roma e per essere
convinto liquidatore della Fraternità, da consegnare mani e
piedi legati agli apostati romani.
Il quadro che emerge non è necessariamente una resa
incondizionata, ma intravedo un processo di avvicinamento alla Roma
modernista che si svolgerà in maniera nuova, un po’ con maggiore
cautela e diplomazia nei confronti dei sacerdoti e
dei laici della Fraternità. Tuttavia, dal momento che Dio vede e
provvede e che se l’uomo propone, è Dio che dispone, c’è
anche la possibilità che Nostro Signore intervenga e infonda nel
relativamente giovane Don Pagliarani i Doni di Consiglio, Fortezza e
Timore di Dio di cui egli avrà bisogno per raddrizzare il
percorso della scialuppa della Fraternità e condurla nel porto
sicuro. Possa essere questa la volontà di Dio!
In tutta onestà, il Capitolo è riuscito a cambiare il
Superiore Generale, che era la cosa più importante che doveva
fare. Mons. Fellay e Don Schmidberger come “Consiglieri” potrebbero
continuare a tramare con i Romani su come portare ciò che rimane
della Fraternità di Monsignore sotto il tallone della Roma
conciliare, ma il potere supremo nella Fraternità ora appartiene
a Don Pagliarani. Ne farà buon uso? Solo Dio lo sa. “La
carità, tutto crede, tutto spera” ( I Cor . XIII, 7). Dobbiamo pregare
per lui.
Kyrie
eleison.