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Raffinata ipocrisia

è espressa dai frutti.

Francesco divelle le radici stesse della Chiesa.

Raffinata ipocrisia

Supponiamo,
seguendo il primo articolo di Don Gleize visto nei “Commenti” del 29
511 ), che non è certo che un Papa non possa cadere
nell’eresia. Per salvare le anime da Lutero fino ad oggi, Dio
può aver dato alle autorità della Sua Chiesa della
decadente Quinta Età, le grazie speciali per resistere a tale
decadenza, ma quell’Età si è conclusa praticamente col
Vaticano II. I Papi conciliari sono stati la morte della Chiesa. Ma
sono eretici formali? L’interesse del secondo articolo di Don Gleize
sta nel suo mettere in evidenza come questi Papi siano riusciti a
uccidere la Chiesa, sovvertendo la dottrina cattolica mentre sembravano
rimanere cattolici. Qual è la loro tecnica? Don Gleize esamina
il caso dei cinque “dubia” o punti dubbi sollevati dai quattro
cardinali contro il testo di Papa Francesco Amoris Laetitia (AL): questi punti fanno
di lui un consapevole e intenzionale negatore della definita dottrina
della Chiesa? Apparentemente, no, dice Don Gleize, ma in effetti,
sì.

Apparentemente, no, perché in ciascuno dei cinque punti Papa
Francesco non nega direttamente la dottrina della Chiesa, piuttosto la
lascia ambigua, o la lascia fuori. Il primo dei cinque punti è
un esempio di ambiguità: il Papa non dice: “i divorziati possono
ricevere la Comunione”, ma, “ In
certi casi i divorziati possono ricevere la comunione”. Quel “in
certi casi” dà spazio ad interpretazioni ampie o ristrette. Esso
è ambiguo, e tale ambiguità è atta a minare la
legge della Chiesa, perché ci sono molti divorziati e troppi
preti e prelati che saranno felici di far propria l’interpretazione
ampia. In tutti e quattro i punti rimanenti il Papa mina la dottrina
cattolica non negandola, ma omettendola. Per esempio (quarto punto),
egli non dice: “Non esiste una cosa come un atto oggettivamente
peccaminoso”, perché la Chiesa ha sempre indicato una serie di
atti oggettivamente peccaminosi, a incominciare dai Dieci Comandamenti
di Dio. Piuttosto il Papa dice: “Oggettivamente peccaminoso non
significa necessariamente colpa soggettiva”. Ora, naturalmente, la
Chiesa non ha mai negato che ci possono essere circostanze per questo o
per quell’atto che tolgono la colpa, ma mettere la scusa soggettiva in
primo piano significa mettere in sottofondo il peccato oggettivo. Ai
peccatori piacerà!

Eppure la Chiesa cattolica ha sempre posto la natura oggettiva e la
correttezza o la scorrettezza morale degli atti, al di sopra del
demerito soggettivo di questa o quella persona che compie l’atto.
“L’eccezione conferma la regola”, dice un proverbio, e un altro: “I
casi difficili fanno la cattiva legge.” Al contrario il soggettivismo
di Papa Francesco, con i casi difficili, mina la legge della Chiesa (e
il buon senso), mentre al tempo stesso evita di contraddire
direttamente la legge della Chiesa. Don Gleize conclude che i cinque
dubbi dei quattro cardinali sono pienamente giustificati.

Tuttavia, il Papa dissimula il suo operato non facendo dichiarazioni
dogmatiche o anti-dogmatiche. Lui stesso scrive in AL che il suo scopo è quello
di “raccogliere quanto emerso dai due Sinodi sulla famiglia, insieme ad
ulteriori considerazioni in grado di guidare il pensiero o il dialogo o
la pratica pastorale.” Questo non è espressamente uno scopo
dogmatico. Perciò è difficile appuntare a Papa Francesco
l’etichetta di “eretico formale”. Ma proprio come il Vaticano II ha
professato di essere semplicemente un concilio “pastorale”, cioè
non dottrinale, eppure ha suggerito una dottrina cattolica e ha
proposto la Chiesa migliore. così Papa Francesco in AL non dice di insegnare la
dottrina e tuttavia suggerisce la morale cattolica e propone la
famiglia migliore. E’ il classico mezzo comunista o neo-modernista di
sovversione: usare procedure pratiche per minare la verità, non
in linea di principio, ma in pratica. Si confronti quanto Roma dice a
Mons. Fellay: giungiamo prima al riconoscimento pratico, di
dottrina parleremo.” O quanto Mons. Fellay dice alla FSSPX: “Non stiamo
cambiando la dottrina”, mentre lui stesso a malapena profferisce una
parola di critica sulla distruzione della Chiesa praticata da Papa
Francesco.

Mons. Lefebvre avrebbe taciuto? Porsi la domanda è darsi la
risposta.

Don Gleize conclude che Papa Francesco non può essere un
“eretico formale”, ma certamente “favorisce l’eresia”. “Eretico
formale” potrebbe essere la peggiore delle due etichette, ma non in
questa cattiva fine della Quinta Età della Chiesa, quando
l’ipocrisia dei nemici della Chiesa è più raffinata che
mai.

Il cielo ci aiuti più che mai! Pregate i Quindici Misteri del
Rosario tutti i giorni!

Kyrie
eleison.