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L’eredità di Monsignore – I

I suoi successori lo hanno seguito fedelmente? No.

Ieri, 25 marzo, è stato il 25°
anniversario della morte di un grande uomo di Dio, Monsignor Lefebvre,
verso cui hanno un grande debito i tanti cattolici che oggi conservano
la Fede grazie a lui. Quando nel 1960 i demoni rivoluzionarii del mondo
moderno riuscirono a portare sotto il loro gioco la massa degli uomini
di Chiesa, durante o dopo il Concilio Vaticano II (1962–1965), fu
Monsignore che quasi da solo mantenne in piedi quella Verità
cattolica che l’Autorità cattolica, accecata o intimidita, stava
abbandonando. In effetti, fu per ubbidire a questa Autorità
ormai votata ai principi della Rivoluzione, che tanti cattolici
finirono con l’abbandonare la Verità dell’immutabile Tradizione
della Chiesa. Diversamente, per rimanere fedeli a quella Verità,
tanti altri dovettero decidere di “disubbidire” alle Autorità
della Chiesa.

Naturalmente né Monsignore, né la
Fraternità San Pio X da lui fondata nel 1970, furono veramente
“disobbedienti”, perché l’Autorità cattolica è la
serva indispensabile della Verità cattolica: indispensabile,
perché la Verità senza l’Autorità si frantuma in
mezzo alle conflittuali opinioni degli uomini fallibili, e soprattutto
serva, perché l’Autorità è il mezzo e non il fine,
il mezzo per proteggere e preservare quell’infallibile Verità di
Cristo che sola può salvare le anime. Fu a questa immutabile
Tradizione della Chiesa che Mons. Lefebvre rimase fedele fino alla
fine, pur senza disprezzare o sfidare quelle Autorità della
Chiesa che pure lo condannarono fino alla fine. Al contrario, allo
scopo di aiutare queste Autorità a tenere presente la
Verità e a servirla per il bene dell’intera Chiesa, egli fece
tutto quello che poteva fare, e in realtà, per sua stessa
ammissione, in un dato momento anche più di quello che avrebbe
dovuto fare, ma invano.

Fu così che quando nel giugno del 1988, per
garantire la sopravvivenza della Verità della salvezza, egli
consacrò quattro vescovi senza il permesso delle Autorità
della Chiesa, come è normalmente necessario, queste sperarono
senza dubbio che il suo operare senza il loro permesso avrebbe
significato la rovina della sua Fraternità, ma al contrario essa
fiorì, perché ormai un numero significativo di anime
aveva abbandonato la pre-conciliare “obbedienza”, avendo compreso che
la Verità deve avere la precedenza, e che vescovi veritieri sono
essenziali per la sopravvivenza della Verità della Chiesa.

Ma cosa è successo alla Fraternità, che egli
lasciò alla sua morte due anni e mezzo più tardi? La sua
saggezza cattolica e il suo personale carisma non erano più
lì a proteggerla dall’attrazione magnetica dell’”obbedienza”
pre-conciliare, che prese la forma di apparenti ragionevoli
proposizioni di compromesso diplomatico tra l’Autorità
conciliare e la Tradizione cattolica (GREC). La falsa “obbedienza”, da
cui l’aveva preservata Monsignore, preferendo l’Autorità alla
Verità, si è insinuata al vertice della
Fraternità, e nel giro di pochi anni quella che era la sua
Fraternità divenne difficilmente riconoscibile, quando i suoi
falsi dirigenti andarono a Roma, col cappello in mano, per elemosinare
il riconoscimento ufficiale da parte di quelle Autorità della
Chiesa.

Ora, la Verità non può essere posta nella
condizione di elemosinare una qualsiasi cosa ad un gruppo di bugiardi –
“Il cattolicesimo è rivoluzionario” è una bugia terribile
– ma i falsi dirigenti della Fraternità, allora come oggi,
giustificano il loro umiliare la Verità appellandosi all’esempio
di Monsignore. Per anni, dicono, egli scese a Roma in cerca di
un’approvazione ufficiale della Fraternità, e loro ne starebbero
seguendo l’esempio. Ma quello che potrebbe sembrare verosimile, in
realtà è del tutto diverso. Mentre loro scendono a Roma
alla ricerca di un qualche accordo politico per il quale, come è
diventato chiaro al più tardi nella primavera del 2012, sono
pronti ad un compromesso dottrinale; al contrario, Monsignore andava a
Roma sempre e solo per il bene della Fede e della Chiesa. Per lui
l’approvazione ufficiale della Fraternità da parte
dell’Autorità della Chiesa, era sempre e solo un mezzo per
aiutare quella stessa Autorità a ritornare alla Tradizione e
alla Verità; e quando quella Autorità nella primavera del
1988 dimostrò una volta per tutte il suo rifiuto di tornare alla
Tradizione, Monsignore interruppe ogni negoziato e ogni rapporto
diplomatico, e dichiarò fermamente che li avrebbe ripresi solo
quando Roma sarebbe ritornata alla Verità della dottrina.

In definitiva, i successori di Monsignore non lo hanno mai capito. E
oggi?

Lo vedremo nei “Commenti” della prossima settimana.

Kyrie eleison