Italiano

CONTEXT UPENDED (EC 375)

Nei tempi che cambiano, le verità
immutabili devono trovare
Nuove applicazioni, per non farsi trascurare.

Contesto mutato
Partendo dall’argomento contro il sedevacantismo visto come un miope
errore in una complessiva situazione anomala, un amico italiano (CC) ha
una visione più ampia di questa questione. Senza essere
sacerdote o teologo, egli
avanza l’opinione che il sedevacantismo sia solo uno dei numerosi
tentativi nella Chiesa per inquadrare la crisi di oggi nelle categorie
di ieri. Non si tratta di un cambio della teologia cattolica, ma della
situazione reale in cui questa teologia deve essere applicata in
seguito al cambiamento di rotta sopraggiunto col Vaticano II. Ecco un
punto chiave circa questo mutamento della realtà: –
“Non è normale il mondo
attuale, per il suo rifiutare la realtà oggettiva dell’esistenza
di Dio e della necessaria sottomissione alle Sue leggi; e non è
normale la compagine cattolica attuale che è giunta a
subordinare la centralità di Dio alla centralità
dell’uomo; e a questa anormalità, nella Chiesa si è
giunti non con una svolta improvvisa, ma dopo aver seguito un lungo e
complesso processo di allontanamento da Dio, i cui effetti dirompenti
si sono manifestati col Vaticano II. Da alcuni secoli nella Chiesa sono
stati allevati i germi della dissoluzione e gli uomini portatori di
tali germi, e si è permesso che essi andassero ad occupare tutti
i posti della gerarchia, fino al Soglio di Pietro.”
Il mio amico prosegue dicendo che se non si riesce a prendere in
considerazione questa complessiva anomalia dello stato attuale della
Chiesa, che è incredibilmente eppure realmente peggiorata come
non mai, si corre il rischio di trattare con una realtà che non
esiste più, seguendo dei riferimenti non più applicabili.
Così, ad esempio, i sedevacantisti diranno che gli uomini di
Chiesa odierni devono
sapere che cosa stanno facendo, perché sono uomini intelligenti
e istruiti. Non è così, dice CC: la loro predicazione e
la loro pratica possono benissimo non essere più cattoliche, ma
essi sono convinti di essere del tutto ortodossi. Tutto il mondo
è impazzito. Essi sono semplicemente impazziti con esso, non per
la perdita della ragione, ma perché hanno abbandonato l’uso di
essa, e dal momento che la loro fede cattolica diviene sempre
più debole, ecco che è sempre meno possibile impedire che
finiscano col perderla del tutto.
Ma allora, si potrebbe obiettare, Dio deve aver abbandonato la sua
Chiesa.
Per rispondere, CC si rifà a tre citazioni della Scrittura. In
primo luogo, Lc. XVIII, 8,
dove Nostro Signore chiede se al suo ritorno ci sarà ancora la
Fede sulla terra. Ovviamente un piccolo resto di sacerdoti e di laici
(forse con alcuni vescovi) sarà sufficiente per garantire
l’indefettibilità della Chiesa fino alla fine del mondo (si
pensi alle presenti difficoltà della “Resistenza” a prendere
forma). Allo stesso modo, in secondo luogo, Mt. XXIV, 11-14, dove si prevede
che molti falsi profeti inganneranno molte anime, e la carità si
raffredderà. E in terzo luogo, Lc.
XXII, 31-32, dove Nostro Signore assegna a Pietro di confermare i
fratelli nella fede, dopo
essersi convertito, indicando chiaramente che la di lui fede
sarà prima venuta meno. Così, quasi l’intera gerarchia
può fallire, incluso Pietro, senza che con questo la Chiesa
cessi di essere indefettibile, come quando gli Apostoli fuggirono tutti
nell’Orto del Getsemani (Mt.
XXVI, 56).
In conclusione, la visione di CC della Chiesa di domani o dopodomani
assomiglia fortemente a quella di Padre Calmel: che ognuno di noi
faccia il suo dovere secondo il proprio stato di vita, e partecipi alla
costruzione di una rete di piccole fortezze della Fede, ognuna con un
sacerdote per assicurare i sacramenti, ma senza alcuna ormai
inapplicabile teologia della Chiesa, né alcuna approvazione
canonica ormai inottenibile, né alcun muro divisorio ormai
superato, sopra il quale potrà scorrere la Fede. Queste fortezze
saranno unite dalla Verità e avranno reciproci contatti di
carità. Il resto è nelle mani di Dio.
Kyrie eleison.