è necessario che il cattolico creda che l’imminente
canonizzazione dei Papi conciliari sia infallibile, perché essa
deriva dalla degenerazione della mente.
Canonizzazioni irreali
La
“canonizzazione” di due Papi conciliari, Giovanni XXIII e Giovanni
Paolo II, è prevista per l’ultima Domenica di questo mese, e
molti credenti cattolici sono spaventati a morte. Sanno che i Papi
conciliari sono stati (oggettivi) distruttori della Chiesa. Sanno che
la Chiesa sostiene che le canonizzazioni siano infallibili. Saranno
costretti a credere che Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II siano santi?
Ed ecco che la loro mente vacilla. Ma non è necessariamente
così.
Nel mese di agosto
dell’anno scorso , questi “Commenti” hanno precisato che le
“canonizzazioni” della neo-Chiesa sono una realtà talmente diversa
dalle canonizzazioni della Chiesa pre-conciliare, che nessun cattolico
deve credere che queste canonizzazioni post-conciliari siano
infallibili. Non ero in errore. Ma se ho detto che le cose stanno
così, non ne ho detto il motivo, che è il mezzo migliore
per conoscere qualcosa. Diversamente da me, in una conferenza per un
ritiro, forse del 1989, Mons. Lefebvre ha fornito la ragione profonda
del perché. Questa ragione – della depravazione mentale
modernista – è cruciale per comprendere l’intera rivoluzione
conciliare.
Monsignore disse che, al pari della gran massa degli uomini moderni, i
Papi conciliari non credono in una verità che sia stabile. Per
esempio, la formazione di Giovanni Paolo II era basata sulla
verità evolutiva, che va al passo con i tempi, che procede con
l’avanzare della scienza, ecc. Che la verità non sia mai fissa,
fu la ragione per la quale Giovanni Paolo II condannò nel 1988
le consacrazioni episcopali della FSSPX: perché esse derivavano
dall’idea che la Tradizione cattolica fosse fissa e non vivente o
mutevole. In effetti, i cattolici sostengono che, per esempio, ogni
parola del Credo sia immutabile, perché quelle parole sono state
ribadite nei secoli per esprimere il più perfettamente possibile
le immutabili verità della Fede e sono state definite
infallibilmente dai Papi della Chiesa e dai Concilii.
Le vere canonizzazioni sono un altro esempio: (1) il Papa che si
pronuncia come Papa, (2) così che tale persona sia un modello di
fede e di morale, (3) una volta per tutte (nessuno può togliere
la canonizzazione), (4) che tutta la Chiesa lo accetti come modello. In
tal modo le canonizzazioni soddisfacevano le quattro condizioni
dell’insegnamento infallibile della Chiesa ed erano tenute come
infallibili. Ma questa idea cattolica di una verità immutabile
è inconcepibile per le fluide menti moderne come quelle dei Papi
conciliari. Per loro la verità è come la vita, una vita
che si sviluppa, che evolve, che cresce verso la perfezione. Come
può allora un Papa conciliare effettuare, per non dire imporre,
una canonizzazione infallibile?
Monsignore immaginava come potesse reagire un Papa conciliare all’idea
di poter fare una cosa del genere: “Oh, no! Se mai in futuro si
scoprisse che la persona che ho canonizzato non aveva tutte le
qualificazioni richieste, beh, qualche mio successore potrebbe
benissimo dichiarare che io abbia fatto una dichiarazione sulle
virtù di una persona, ma non che abbia definito una volta per
tutte la sua santità”. Per intanto, la “dichiarazione” di
“canonizzazione” di questi Papi avrà fatto felici il Presidente
della locale Repubblica e i cristiani del luogo, e avrà dato
loro una scusa per avere una festa da celebrare.
A ben riflettere, questa spiegazione di Monsignore si applica
perfettamente a tutta la neo-Chiesa. Quello che ci è venuto col
Vaticano II è che l’esigente bellezza dell’immutabile
Verità di Dio, che conduce in Cielo, è stata rimpiazzata
dalla bruttezza senza pretese della fluida fantasia dell’uomo, che
può condurre all’Inferno, ma che permette all’uomo stesso, lui
pensa, di prendere il posto di Dio. Il punto chiave di questo processo
è lo sganciamento della mente dalla realtà. E quando il
processo viene applicato oggi alla Chiesa, come concezione modernista,
il risultato è talmente diverso da quello di prima, che le nuove
realtà esigono assolutamente nomi nuovi: neo-Chiesa,
neo-canonizzazioni, neo-santi, ecc.
Dopotutto, non sono i conciliaristi orgogliosi di fare nuova ogni cosa?
Kyrie eleison