Come può un’anima dannarsi per un
solo peccato mortale? Perché Dio dà ad ognuno di noi
abbastanza luce e la libertà per evitare l’Inferno.
Dannazione eterna? – I
Un lettore ha sollevato ancora
una volta un classico problema che, direttamente o indirettamente,
è sorto un paio di volte in questi “Commenti”, ma esso è
talmente grave che merita di essere trattato di nuovo a parte. Egli
scrive: “Trovo difficile essere il cattolico che vorrei a causa della
dottrina della dannazione eterna. Non riesco ad accettare l’idea che
un’anima possa essere tormentata incessantemente per l’eternità.
È semplicemente troppo orribile. Ci dev’essere una qualche
dottrina cattolica che non sia così tranciante e aspra.”
In breve, com’è possibile che anche una sola anima possa essere
condannata giustamente ad un’eternità di tormento spaventoso?
Si noti che in una grotta che è ancora possibile visitare a
Segovia, in Spagna, un grande Santo come San Domenico, su questa
domanda trascorse una notte agonizzante in preghiera. Ma vediamo di
stabilire subito che non si può trattare di mettere Dio
Onnipotente alla sbarra, come se Egli meritasse di essere condannato o
avesse bisogno di essere assolto. Se la Sua Chiesa insegna, come fa,
che un peccato mortale può condannare un’anima al fuoco eterno
dell’Inferno, se io non sono d’accordo è perché sono io
che sbaglio e non la Sua Chiesa.
Perché sbaglio?
Per una o per entrambe due ragioni connesse. O io non colgo la
grandezza e la bontà di Dio, cosa facile da fare, perché
la mia piccola mente è finita e Dio è infinito; o io non
colgo la gravità del peccato, cosa altrettanto facile da fare,
dato che il peccato offende primariamente Dio, solo secondariamente me
stesso e successivamente il mio prossimo.
Quindi, se non riesco a cogliere la grandezza di Dio offeso dal
peccato, naturalmente non coglierò la gravità del peccato.
La domanda diventa allora: il grande e buon Dio ha dato ad ogni essere
umano vissuto e vivente i mezzi sufficienti perché nel corso
della sua breve vita terrena possa sapere che Dio esiste, che
può essere offeso, che la tal cosa Lo offende e quanto sia grave
offenderLo?
Su tutti e quattro i punti, la risposta può essere solo
affermativa.
* Non ho bisogno della fede soprannaturale per conoscere l’esistenza di
Dio. La sola retta ragione dice che dietro tutte le cose buone della
vita di un uomo vi è un Essere Sommamente Buono. Solo la ragione
che l’orgoglio svia dal vero, o che è oscurata dal peccato,
può non parlare di questo Essere, ma ogni sviamento o
oscuramento sono colpa mia, non di Dio, e meritano una punizione
proporzionata a tutto il bene di cui ho fatto esperienza in questa
vita, bene che fa sì che io sia “inescusabile” (Rom I, 20) per non averlo
attribuito a Dio.
*Le realtà del libero arbitrio è un’esperienza
giornaliera, e ognuno di noi ha il lume naturale della coscienza che ci
dice che dobbiamo adorare l’Essere Supremo, e che rifiutare questa
adorazione significa offenderLo. Così il primo Comandamento, che
non abbisogna della fede per essere conosciuto.
* La coscienza naturale mi parla anche degli altri nove Comandamenti,
che non fanno che precisare la legge naturale, e mi dice anche che
infrangerli significa offendere non solo il mio prossimo, ma anche e
primariamente l’Essere Supremo.
* Infine, più la mia coscienza è limpida e più
chiaramente mi dice quanto sia grave offenderLo. Il problema è
che siamo tutti peccatori e ogni peccato contribuisce ad oscurare la
nostra coscienza. Ma il nostro peccato è colpa nostra, non di
Dio, ed Egli è del tutto giusto nel punirci per come noi
oscuriamo le nostre menti.
Va bene, si potrebbe obiettare, a tutti gli uomini è dato in
questa vita di conoscere abbastanza Dio da meritare la punizione dopo
questa vita in maniera proporzionata a come Lo hanno offeso. Ma come
può un semplice uomo offenderLo tanto gravemente da incorrere in
una punizione eterna e inimmaginabile?
Il “Commento” della settimana prossima proverà a avvicinarsi a
questo mistero che è quasi profondo quant’è profondo
Iddio.
Kyrie eleison.