documento presentato dalla FSSPX alla neo-Roma come base per un accordo
FSSPX-neo-Roma è fatalmente ambiguo.
Anathema!
Ambiguità
d’aprile
Il 17 aprile è stato presentato a Roma, dalla Fraternità
San Pio X, un documento riservato, di natura dottrinale, nel quale si
esponevano alcuni principi cattolici che tutte le autorità della
FSSPX potrebbero sottoscrivere. A metà giugno Roma ha respinto
il documento come base per un accordo fra Roma stessa e la FSSPX.
Grazie a Dio, perché esso conteneva un’ambiguità
estremamente pericolosa: in breve, l’espressione “il Magistero di
sempre” si riferisce a quello fino al 1962 o a quello fino al 2012? Sta
qui tutta la differenza fra la religione di Dio e la religione di Dio
modificata dall’uomo moderno, cioè la religione dell’uomo. Ecco
alcuni dei principi, come riassunti 18 aprile per queste
autorità della FSSPX:-
“1 – La Tradizione dev’essere il criterio e la guida per comprendere
gli insegnamenti del Vaticano II. 2 – Così che le dichiarazioni
del Vaticano II e gli insegnamenti papali del post-Concilio, relativi
al dialogo interreligioso e all’ecumenismo o alla libertà
religiosa, possono essere compresi solo alla luce della Tradizione
completa e ininterrotta, 3 – in modo che non contrastino con le
verità insegnate precedentemente dal Magistero della Chiesa, 4 –
senza l’accettazione di ogni interpretazione opposta, o in rottura, con
la Tradizione e quel Magistero”.
L’ambiguità tra il 1962 e il 2012, qui sta dietro i termini
“Tradizione” e “Magistero”. Questi due termini devono essere intesi in
modo che siano escluse
le dottrine del Concilio (1962-1965) e le loro conseguenze, o che
queste siano incluse ?
Ogni seguace della Tradizione leggerà questo passo escludendole,
perché sa che c’è un’enorme differenza fra la Chiesa e la
neo-Chiesa. Ma chi crede nel Vaticano II potrà leggere lo stesso
passo convinto che non ci sarebbe rottura fra la Chiesa di prima e
quella di dopo il Concilio. Vediamo più da vicino come il
tradizionalista e il conciliarista possono leggere questo passo, ognuno
a modo suo.
Per prima, la lettura tradizionale:- 1- La Tradizione pre-conciliare dev’essere
misura e giudice degli insegnamenti del Concilio (e non viceversa). 2 –
Così che l’insegnamento conciliare e post-conciliare dev’essere
interamente vagliato sulla base della totalità dell’insegnamento
tradizionale precedente il
Concilio , 3 – senza che ci sia contraddizione con tutto quello
che il Magistero ha insegnato prima
del Concilio , 4 – senza l’accettazione di alcuna interpretazione
o testo che contrasti con la Tradizione e il Magistero pre-conciliari .”
Poi, la lettura conciliare (certamente quella dei Romani responsabili
della Chiesa odierna): 1 – La Tradizione anteriore e posteriore al
Concilio (perché tra di esse non c’è differenza)
dev’essere giudice del Concilio. 2 – Così che l’insegnamento
conciliare su argomenti controversi dev’essere vagliato sulla base
della complessiva Tradizione della Chiesa, la pre e la post conciliare (perché
solo così si ha la “completezza” della Tradizione), 3 – senza
che ci sia contraddizione col Magistero pre o post conciliare (perché
insegnano la stessa cosa), 4 – senza l’accettazione di alcuna
interpretazione che contrasti con la Tradizione o il Magistero pre o post conciliari
(perché non c’è rottura tra tutti e quattro).”
Questa lettura conciliare sta a significare che il Concilio sarà
giudicato dal Concilio, e questo vuol dire evidentemente che esso
sarà assolto. Mentre invece, secondo la lettura tradizionale, il
Concilio è completamente condannato. L’ambiguità è
mortale per la fede.
Tutto questo dimostra che qualcuno sta giuocando con le nostre menti
cattoliche. Chiunque sia, sia anatema!
Kyrie eleison.