Italiano

VIRTUOUS PAGANS (EC 223)

Elemento
centrale della vera religione è una certa risposta alla vita e a
Dio, che i pagani possono avere e che i cattolici possono perdere.

Pagani virtuosi
Leggendo (CE
221) come la musica di Brahms sia la prova di una certa grandezza
d’animo, un giovane lettore brasiliano chiede se il lucignolo fumigante
in lui non sia più fumigante di quello di un cattolico tiepido
(cfr. Mt. XII, 20). Il
confronto è indicato per evidenziare la virtù del pagano
e dubitare della virtù dei cattolici tiepidi. Naturalmente la
virtù pagana è lodevole e la tiepidezza cattolica
è biasimevole, ma dietro sta una questione più grande:
quant’è importante essere un credente cattolico?
Quant’è importante la virtù della fede?
Bisogna rispondere che è tanto importante per quanto
è grande l’eternità.
Che la fede sia una virtù dal valore supremo è evidente
dai Vangeli. Quante volte Nostro Signore, dopo aver operato una
guarigione fisica o spirituale, dice al miracolato che è stata
la sua fede ad ottenere il miracolo per lui, per esempio con Maria
Maddalena (Lc. VII, 50). E la
Scrittura chiarisce anche che questa fede meritoria è qualcosa
di più profondo di una esplicita conoscenza religiosa. Per
esempio, i centurioni romani potevano avere una conoscenza limitata o
nulla della vera religione di allora, il Vecchio Testamento, eppure di
uno di essi Nostro Signore dice che non ha trovato fede più
grande in Israele (Mt. VIII, 10), un altro di essi riconosce il Figlio
di Dio in  Gesù crocifisso, che i dottori della religione
avevano misconosciuto e deriso (Mt.
XXVII, 41), mentre un terzo, Cornelio, traccia la strada per tutti i
Gentili che entreranno nella vera Chiesa (Atti X e XI). Cosa avevano questi
centurioni pagani che mancava o che non avevano più i sacerdoti,
gli scribi e gli anziani?
Dall’inizio alla fine della vita tutti gli uomini su questa terra,
pagani e non pagani, sono costantemente posti di fronte ad una
varietà di cose buone, tutte provenienti in definitiva da Dio, e
di cose cattive, provenienti dalla malvagità degli uomini. Ma
Dio è invisibile, mentre gli uomini malvagi sono fin troppo
visibili, così che è fin troppo facile non credere nella
bontà o perfino nell’esistenza di Dio. Tuttavia, gli uomini dal
cuore buono crederanno nella bontà della vita mentre
svaluteranno, relativamente, ma non assolutamente, il male, laddove gli
uomini dal cuore cattivo svaluteranno il bene che sta intorno a loro.
Ora, ciascuno dei due può non avere alcuna conoscenza esplicita
della religione, ma mentre gli uomini dal cuore buono, come i
centurioni, la faranno propria non appena la incroceranno sulla loro
strada, quelli dal cuore cattivo la disprezzeranno, poco o troppo.
Così gli ingenui Andrea e Giovanni si riuniranno immediatamente
al Messia (Gv. I, 37-40),
mentre il sapiente Gamaliele ci metterà più tempo a
persuadersi (Atti V,
34-39).  Diciamo quindi che al cuore della esplicita ed espressa
virtù della fede sta una implicita fiducia nella bellezza della
vita e nell’Essere che comunque sta dietro di essa, una fiducia che
può essere inficiata dalla falsa dottrina e scossa dallo
scandalo, per esempio.
Tornando al caso di Brahms, quindi, la domanda è: aveva almeno
questa fiducia implicita nella bellezza della vita e nell’Essere che
sta dietro di essa? Sicuramente la risposta è no, perché
egli trascorse l’intera seconda parte della sua vita in quella che era
allora la capitale della musica, la Vienna cattolica. Lì la
bellezza della sua musica deve aver indotto numerosi amici e perfino
dei sacerdoti a spingerlo perché completasse esplicitamente tale
bellezza con la professione e la pratica della religione di Vienna, ma
egli deve aver rifiutato tutti questi appelli. Così che sembra
fin troppo possibile che egli non abbia salvato la sua anima… Dio lo
sa.
Nondimeno, ringraziamo Dio per la sua musica. Come diceva
meravigliosamente Sant’Agostino: “Ogni verità appartiene a noi
cattolici”. Parimenti ogni bellezza, anche se prodotta da pagani!
Kyrie eleison.