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Dopo i colloqui

Se i colloqui dottrinali Roma-FSSPX sono giunti al termine e hanno approdato a nulla, è perché non poteva esserci un accordo dottrinale.

Visto che i colloqui dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio
X, che si sono svolti dall’autunno del 2009 alla primavera di
quest’anno, appartengono ormai al passato, ecco che sorge naturalmente
la questione delle future relazioni tra i due. Tra i cattolici di
entrambe le parti vi è il desiderio di proseguire i contatti, ma
poiché questi pii desideri di unione possono facilmente generare
delle illusioni, è necessario rimanere aggrappati alla
realtà, se non si vuole scadere nelle fantasie anti-Dio
dell’intero mondo moderno.

Originariamente, i colloqui non furono voluti dalla Fraternità,
ma da Roma, che sperava di dissolvere la nota resistenza della
Fraternità al neomodernismo del Vaticano II. Il grande ostacolo
era la dottrina, perché la Fraternità è ben
protetta all’interno della fortezza della secolare e immutabile
dottrina della Chiesa. Bisognava farla venir fuori da quella fortezza.
Ora, per i neomodernisti, come per i comunisti, ogni contatto o dialogo
con un avversario che si trova in una posizione protetta – e vi rimane
– è meglio che niente, poiché col discutere l’avversario
può solo perderci e loro possono solo guadagnarci. È
così che Roma ha accettato i colloqui dottrinali.

Sfortunatamente per Roma, i quattro rappresentanti della
Fraternità possiedono un credo chiaro e tengono duro. Come
è stato riferito, uno dei quattro teologi romani che ha
partecipato ai colloqui avrebbe detto: “Noi non li comprendiamo e loro
non ci capiscono”. Ovviamente. Si trattava di colloqui in fondo
inutili, a meno che i romani abbandonassero il loro neomodernismo o che
la Fraternità tradisse la Verità. Ma Roma non può
permettere che il suo tradimento della Verità venga messo in
luce dalla insignificante Fraternità, quindi è verosimile
che non vi rinunci. È per questo che si è già
sentito dire che un portavoce dell’ Ecclesia
Dei avrebbe detto che
Roma offrirà molto presto alla Fraternità un “Ordinariato
Apostolico”. È ovvio che una tale notizia potrebbe essere un
mero espediente per sondare le reazioni, ma essa suggerisce anche una
tentazione allettante. A differenza di una Prelatura Personale, un
Ordinariato Apostolico è indipendente dai vescovi del luogo e
non è confinato in una sola diocesi come nel caso di una
Amministrazione Apostolica, per esempio quella di Campos in Brasile.
Cosa potrebbe chiedere di meglio la Fraternità?

Essa chiede che Roma torni alla Verità, perché sa, al
pari dei neomodernisti e dei comunisti, che ogni cooperazione pratica
che aggirasse il disaccordo dottrinale finirebbe, per tutta una serie
di ragioni umane, col condurre i cattolici ad assorbire la falsa
dottrina dei nemici della Fede, in altri termini a tradire la
Verità. È questo il motivo per cui il Superiore Generale
della Fraternità ha respinto pubblicamente più di una
volta qualsiasi accordo canonico con Roma che non fosse preceduto da un
accordo dottrinale. Ora, i colloqui sono almeno serviti a dimostrare la
profondità del disaccordo dottrinale tra la Fraternità e
la Roma neomodernista. Per questo i cattolici dovrebbero prepararsi al
rifiuto che la Fraternità potrebbe opporre ad una offerta di
Ordinariato Apostolico, per quanto ben intenzionate possano essere le
autorità romane.

Ma perché la dottrina è così importante?
Perché la fede cattolica è una dottrina. Ma
perché la Fede è così importante? Perché
senza di essa non si può piacere a Dio ( Eb . XI, 6). Ma perché questa
fede dev’essere quella cattolica e non una qualsiasi altra fede in Dio?
Perché Dio stesso ha subito l’orrore della Croce per rivelare
l’unica vera Fede. Le altre “fedi” contraddicono, più o meno,
questa vera Fede e sono dunque più o meno bugiarde.

Quattro futuri numeri di “Commenti Eleison” mostreranno, con tutto il
dovuto rispetto, come su questo argomento il pensiero del Papa attuale
sia disorientato, per quanto ben intenzionato egli possa essere.

Kyrie eleison