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I limiti degli uomini

La caduta di un aereo di linea francese nell’Atlantico, due anni fa, ci ricorda quanto siano deboli le più brillanti macchine degli uomini messe su contro la natura.

I limiti degli uomini

La scoperta ai primi di aprile, dopo due anni di ricerca, del relitto
dell’airbus Air France precipitato in mezzo all’Atlantico il 1 giugno
2009, e il successivo recupero dei registratori di volo noti come
“scatole nere”, ha gettato una luce inquietante sul disastro, finora
sconcertante.

Che dramma!

Sembra che l’airbus 330-200 sia andato in stallo ad una altitudine di
38.000 piedi (11.600 metri), quindi in tre minuti e mezzo sia
precipitato andando a sbattere sull’oceano, portando le 228 anime che
erano a bordo a comparire istantaneamente davanti al tribunale di
Dio.

Il primo problema del volo AF 447 sarebbe sorto a causa del cattivo
tempo notturno incontrato in quota sopra l’oceano a due ore da Rio de
Janeiro, in Brasile, sulla rotta per Parigi. Le conclusioni che si
traggono dalle prove fornite dalle scatole nere non sono ancora
definitive, ma sembra che un secondo problema sarebbe stato generato
dagli indicatori di velocità dell’aereo che, tramite i tubi di
Pitot, avrebbero dato false indicazioni ai piloti.

Quando l’aereo ha iniziato lo stallo, invece di puntare in basso per
recuperare la velocità necessaria perché l’aereo
riacquistasse portanza per riprendere a volare, sembra che i piloti
abbiano spinto i motori, altro modo per riprendersi dallo stallo, ma
puntando in alto. L’allarme di stallo ha continuato a suonare fino a
quando l’aereo ha stallato veramente, e una volta iniziata la caduta
sembra che i piloti non siano più stati in grado di evitare lo
schianto.

Hanno tentato di salire oltre la tempesta per evitare di precipitarsi
in essa? Si sono fidati troppo della loro apparecchiatura elettronica,
apparentemente sempre più dominante nelle cabine di pilotaggio?
Sono stati presi dal panico? (Ben comprensibile se fosse accaduto!).

Per capire la causa dello schianto bisognerà attendere i
risultati dell’inchiesta dell’Air France, ma un paio di cose connesse
sono certe.

Ognuno di noi può morire in qualsiasi momento, per cause
diverse.

Al momento della morte, avremo il tempo, la grazia e la presenza di
spirito per fare un atto di contrizione sufficiente per salvare la
nostra anima?

La paura della morte imminente può cancellare dalla nostra mente
tutto, tranne l’impulso istintivo della sopravvivenza.

Ora, ogni anno, milioni di passeggeri intercontinentali vengono
sballottati in sicurezza sopra gli oceani dalle nostre brillanti
macchine volanti, ma esse sono fragili cose rispetto alle forze della
natura.

“Stop”, disse la tempesta, “non siete quei dominatori degli elementi
che credete di essere”.

E i passeggeri e l’equipaggio, riportati violentemente alla
realtà, lungi dai film proiettati in volo e dai pasti serviti in
poltrona, saranno stati aggrediti dal panico per tutti o parte dei 210
secondi che li hanno sprofondati nella morte, giacché la legge
di gravità della natura riprese il sopravvento
sull’ingenuità dimostrata dall’uomo nella sua pretesa di
volare.

Perfino dopo essere rimaste
per 672 giorni sul fondo del mare, le scatole nere hanno funzionato
perfettamente, ed ora stanno rivelando i loro segreti sugli ultimi
minuti del volo AF 447.

Che idea brillante! Che disegno ingegnoso!

Ma quante anime, a bordo di quella splendida macchina, erano pronte per
entrare nell’eternità?

E quante di più sarebbero state pronte se solo gli uomini
dedicassero alla salvezza delle loro anime una piccola parte
dell’intelligenza e degli sforzi che impiegano per i loro congegni
materiali?

Madre di Dio, prega per noi peccatori, perché né
distrazione né panico possano impedirci di mettere e di
mantenere in ordine le nostre anime, “adesso e nell’ora della nostra
morte”.

Kyrie eleison