Un po’ di tempo fa, è possibile che qualche sopracciglio
cattolico si sia inarcato, quando il n°
188 di Commenti Eleison ha raccomandato la lettura dei Greci pagani
per avere un appiglio sul quadro morale dell’universo. Perché
non leggere piuttosto gli autori cattolici? Ma sia i tragici greci sia
i Dottori cattolici hanno affrontato le stesse grandi realtà
della vita, la sofferenza e la morte: — perché siamo nati su
questa terra e, come sembra, solo per soffrire e morire e poi con la
morte venire separati da tutto ciò che abbiamo imparato ad
amare?
Una domanda basilare, che può essere straziante.
La risposta cattolica è chiara e completa: un Dio
infinitamente buono dà ad ognuno di noi la vita, la libera
volontà e un tempo sufficiente, se facciamo un corretto uso
della sofferenza che è perfettamente dosata dalla Sua
Provvidenza ( Mt X, 29-31),
affinché possiamo scegliere di trascorrere la nostra
eternità con Lui nel Cielo, piuttosto che senza di Lui
nell’Inferno.
La risposta dei Greci è incompleta, ma non del tutto lontana dal
vero. Invece di Dio Padre essi hanno un Padre-Dio, Zeus, e invece della
Provvidenza hanno il Fato (Moira).
Ora, mentre la Provvidenza cattolica è inseparabile da Dio, i
Greci separano Zeus dal Fato, così che essi a volte si
scontrano. Questo è dovuto al fatto che i Greci hanno un
concetto troppo umano dei loro dei. Tuttavia pensano che Zeus diriga
più o meno benignamente l’universo e il Fato esista immutabile,
come la Provvidenza in seno al vero Dio ( Summa Ia, 23, 8; 116, 3),
così che non sono del tutto in errore. Per di più, essi
hanno un maggiore rispetto per i loro mitici dei e per l’ordine morale
da loro custodito, più di tutta una serie di scrittori moderni
che non hanno rispetto per alcun dio e che si dispongono per negare
ogni traccia di ordine morale.
Ma i Greci hanno un vantaggio rispetto agli scrittori cattolici.
Quando presentano le grandi verità, le traggono dalla mera vita
e non – per così dire – dal Catechismo. Lo stesso vale per
qualsiasi non cattolico che testimonia le verità insegnate dalla
Chiesa. Come gli odierni Ebrei talmudici che, proprio perché
rigettano Gesù Cristo, gli rendono una speciale testimonianza
conservando gelosamente nelle loro sinagoghe i testi ebraici del
Vecchio Testamento che parlano di Lui dall’inizio alla fine,
così gli antichi Greci, quando dimostrano la presenza
dell’ordine naturale del mondo, indipendentemente dal Catechismo, danno
a Dio e alla Sua Provvidenza una speciale testimonianza.
In questo modo essi provano che tali verità naturali non sono
accessibili solo ai credenti, ma appartengono alla reale struttura
della vita com’è vissuta da tutti, sempre che venga
correttamente intesa.
Un altro vantaggio particolare degli antichi classici consiste nel
fatto che, avendo preceduto Cristo, non può esserci in loro
alcuna traccia di quella apostasia che danneggia, più o meno,
anche i pii scrittori usciti dalla Cristianità dopo il
Medio Evo. Le verità naturali sono presentate dagli antichi con
quell’innocenza e quella freschezza che non possono più
essere recuperate.
Oggi le acque sono troppo torbide.
In realtà, furono i monasteri della Chiesa che in epoca
medievale assicurarono la sopravvivenza dei manoscritti degli antichi
classici. Nei tempi moderni, si conti sulla vera Chiesa Cattolica per
salvarli ancora una volta dai nuovi barbari: i liberali!
Attualmente la cosiddetta “cultura” liberale, dovunque prevalga, sta
riducendo tutti i classici in
polvere.
Kyrie eleison