Di due suore che insegnano a delle ragazze
moderne, una è scoraggiata, mentre l’altra è piena di
speranza. Entrambe hanno ragione.
Suore in prima linea
Mi hanno scritto recentemente, dalla stessa scuola per ragazze, due
suore insegnanti, una sconfortata ed una speranzosa. Sicuramente Suor
Sconforto è anch’essa speranzosa, come Suor Speranza è
anche sconfortata, perché i cattolici devono certo avere gli
occhi chiusi per non essere sconfortati dalla felpata apostasia
strisciante che grava su tutti noi, mentre allo tempo stesso devono
aver perso la loro fede se stanno perdendo la speranza che l’accompagna.
Suor Sconforto scrive, “La presa che il mondo esercita sulle nostre
ragazze è stringente.” Assente dal suo paese per tre anni,
quand’è tornata ha trovato che “Il cambio di mentalità
delle nostre ragazze è notevole. Facciamo fatica a mantenere i
principi e la morale.” Da notare che la scuola in questione è
attorniata e sostenuta da genitori cattolici legati alla Tradizione, ha
un costante aumento di iscrizioni e molti genitori fanno grossi
sacrifici per garantire che le loro ragazze vengano istruite lì.
Ecco però una Suora che, dall’interno, ci parla di qualcos’altro
che cresce: la “mentalità” problematica delle ragazze.
Questo accade perché tutta la nostra società occidentale
continua a scivolare lontano da Dio, e perché l’uomo, come
diceva Aristotele, è un essere sociale e non solo un
animale individuale o familiare. Ne consegue che un ragazzo o una
ragazza potranno avere dei buoni genitori, una buona famiglia, perfino
una buona scuola, ma se la società che li circonda, fuori dalla
famiglia e dalla scuola, non condivide i valori cattolici in esse
sostenuti, poi i ragazzi e le ragazze, soprattutto dall’adolescenza,
avvertiranno la spinta anti-cattolica della società e si
troveranno sotto una pressione più o meno forte che li spinge a
“seguire la corrente”. Oggi la pressione è pesante, al punto da
sconfortare la buona Suora, perché oggi ogni vero educatore si
sente come chi, fermo sulla riva del mare, cerchi di bloccare la marea
montante. Ma almeno la Suora ha gli occhi aperti e non inganna se
stessa sostenendo che la scolarizzazione delle ragazze risolve tutti i
loro problemi, come possono essere tentati di pensare i genitori.
Tuttavia, senza dubbio lei condivide anche il relativo ottimismo di
Suor Speranza, che mi scrive che quando le ragazze allestiscono a
scuola uno spettacolo teatrale, la gente che viene da fuori “rimane
stupita dal fatto che le ragazze siano capaci di memorizzare versi su
versi, mentre le altre che assistono rimangono attente ad ascoltare e a
guardare, senza giuocare con i loro cellulari”. E continua dicendo:
“Quando si ascoltano considerazioni del genere, ci si rende conto che
in qualche modo riusciamo ad ottenere qualcosa, e di questo dobbiamo
essere grate”.
In breve, come ha detto Santa Giovanna d’Arco, spetta a noi dare
battaglia e a Dio dare la vittoria. La Provvidenza offre a tutti noi
una determinata mano di carte che non sempre possono piacerci, eppure
sta a noi giuocare come meglio possiamo. Mi viene in mente anche la
risposta che l’impavido Evelyn Waugh diede ad una donna che si
lamentava del suo essere così sgradevole nonostante fosse
cattolico. “Signora”, rispose, “Lei non ha idea di quanto sarei ben
più sgradevole se non fossi cattolico. Senza l’aiuto
soprannaturale a mala pena sarei un essere umano.”
Kyrie eleison.