Italiano

Colloqui difficili -II

Come osa la FSSPX discutere la dottrina
infallibile, e con Roma?
Perché essa riafferma semplicemente quella Dottrina
che Roma sta abbandonando..

Colloqui difficili -II

Due obiezioni sullo stesso inizio dei colloqui dottrinali che
probabilmente presto avranno luogo a Roma fra le autorità della
Chiesa e la Fraternità San Pio X, aiutano a inquadrare la
natura, la finalità e i limiti di tali colloqui. La prima
obiezione afferma che la dottrina cattolica non può essere
oggetto di discussioni. La seconda afferma che nessun cattolico
può presumere di discutere con i rappresentanti del Papa, come
se si fosse su un piano di parità. Entrambe queste obiezioni si
applicano in circostanze normali, ma oggi le circostanze non sono
normali.
Per quanto riguarda la prima obiezione, è ovvio che l’immutabile
e inalterabile dottrina cattolica non possa essere oggetto di
discussioni. Il problema è che il Vaticano II si è
impegnato a cambiare questa dottrina. Ad esempio, uno Stato cattolico
può, o deve, tollerare la pratica pubblica delle false
religioni? La Tradizione cattolica dice “può”, ma solo per
evitare un male maggiore o per conseguire un bene maggiore. Il Vaticano
II dice “deve”, in ogni circostanza. Ma se Gesù Cristo è
da riconoscere come il Dio incarnato, solo il “può” è
vero. Al contrario, se fosse vero il “deve”, necessariamente
Gesù Cristo non potrebbe essere riconosciuto come Dio. Il
“può” e il “deve” sono lontani tra loro come Gesù Cristo
che sarebbe Dio o per natura divina o per scelta umana, e cioè
come tra l’essere o il non essere Gesù oggettivamente Dio!
Eppure le odierne autorità romane sostengono che la dottrina del
Vaticano II non rappresenti alcuna rottura con il dogma cattolico, ma
piuttosto il suo continuo sviluppo. Salvo che – Dio non voglia! – anche
la FSSPX finisca con l’abbandonare il dogma cattolico, ciò di
cui si sta discutendo con queste autorità non è se
Gesù è Dio, quindi non si sta mettendo in discussione la
dottrina cattolica, si spera piuttosto di convincere i Romani con le
orecchie aperte che la dottrina del Vaticano II è gravemente
contraria alla dottrina cattolica. A questo proposito, anche quando il
successo della FSSPX fosse minimo, ci sarebbe ancora da considerare che
essa avrebbe fatto il suo dovere di rendere testimonianza alla
Verità.
Ma i Romani possono replicare: “Noi rappresentiamo il Papa. Come osate
presumere di discutere con noi?” Si tratta della seconda obiezione, e
per tutti quelli che pensano che la Roma conciliare sia nella
Verità, essa appare valida. Ma è la Verità che fa
Roma e non Roma che fa la Verità. Nostro Signore stesso dichiara
più volte nel Vangelo di San Giovanni che la Sua dottrina non
è Sua, ma del Padre Suo (ad esempio in Gv.VII, 16). Ma se perfino
Gesù non ha il potere di cambiare la dottrina cattolica, ancor
meno ha il potere di cambiarla il suo Vicario, cioè i Papi! Se
quindi il Papa, col suo libero arbitrio datogli da Dio, sceglie di
scostarsi dalla dottrina cattolica, per ciò stesso mette da
parte il suo status di Papa, così che per questo – mentre
è ancora il Papa – pone se stesso e/o i suoi rappresentanti al
di sotto di chi resta fedele alla dottrina del divino Maestro.
Pertanto, questa dignità che in qualche misura il Papa mette da
parte col suo discostarsi dalla Verità, verrà acquisita
da ogni cattolico che resta fedele a questa Verità. Come ebbe a
dire una volta Mons. Lefebvre alle autorità romane che lo
interrogavano sul suo dissenso da Papa Paolo VI: “Dovrei essere io a interrogare voi!”.
Mantenere la Verità di Dio Padre è l’orgoglio e
l’umiltà, la vocazione e la gloria della piccola FSSPX di
Monsignore. Se i colloqui con Roma dovessero rappresentare il minimo
pericolo per la FSSPX di venir meno a questa vocazione, allora sarebbe
meglio che i colloqui non si svolgessero.
Kyrie eleison.