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Debole obiezione

Negare la libertà alla pratica
pubblica delle false religioni non ha senso,
a meno che non si conosca qual è l’unica vera religione.

Debole obiezione

Un amico mi ha appena ricordato la classica obiezione all’insegnamento
della vera Chiesa cattolica sulla libertà religiosa, delineato
qui la scorsa settimana. Ecco l’obiezione: Maggiore: Forzare la
fede di qualcuno è assurdo, perché la fede non è
qualcosa che può essere imposta a forza. Minore: Ma rifiutare la
libertà religiosa delle persone significa forzare le loro
credenze. Conclusione: Rifiutare la libertà religiosa è
assurdo.
Il Maggiore qui è vera. Che qualcuno creda o non creda in
materia di religione è una scelta del suo proprio libero
arbitrio, che o non può essere determinato al di fuori di lui, e
/ o – soprattutto nel caso della Fede cattolica – non dev’essere
determinato dal di fuori, perché “Nemo nolens credit”
(Sant’Agostino), cioè nessuno può credere contro la sua
volontà. Così la forzatura esterna della Fede cattolica
è impossibile o sbagliata.
Il problema sta nel termine Minore dell’obiezione. La dottrina
tradizionale della Chiesa: che uno Stato cattolico non debba concedere
ai propri cittadini la libertà religiosa, non significa che lo
Stato dovrebbe forzare la fede privata di qualcuno, né significa
che lo Stato dovrebbe costringere qualcuno ad agire pubblicamente in
conformità col credo cattolico. Significa invece che uno Stato
cattolico ha il diritto di impedire la pratica pubblica di ogni
religione contraria al credo cattolico, e se il divieto realizza
più bene che male, lo Stato ha il dovere di vietare tale
pratica. Questo perché ogni Stato costituito da esseri umani
viene da Dio, al pari di essi, e ha da Dio il corrispondente dovere di
provvedere temporalmente (cioè fare il possibile nel tempo, qui
in basso sulla terra) al benessere eterno dei suoi cittadini
(cioè alla loro salvezza in Cielo). I cittadini sono normalmente
influenzati da tutto quello che succede intorno a loro nello Stato,
quindi la loro salvezza eterna è normalmente ostacolata dalla
pratica pubblica delle false religioni.
Così la Chiesa cattolica insegna che la libertà religiosa
deve essere negata 1) solo nel caso di false religioni, 2) solo nella
loro pratica pubblica, e 3) solo quando si farà più bene
che male a vietare tale pratica. Questo ha un significato solo negli
Stati cattolici, perché dove vi è poca o nessuna Fede
cattolica, tale divieto ha poco o nessun senso. Oggi questo significa
in quasi tutti gli Stati, perché i cittadini di tutti gli Stati
moderni sono così immersi nel liberalismo (la quasi-religione
della libertà), che anche in un presumibile Stato cattolico oggi
un tale divieto sarebbe un oltraggio al culto della libertà
della gente e quindi tale che farebbe più male che bene.
Tuttavia, di queste tre condizioni, la prima è la chiave. Se non
si coglie che il cattolicesimo è l’unica religione completamente
vera, non si potrà mai concepire il perché tutte le altre
religioni devono sempre essere vietate in pubblico. Al contrario, se si
coglie che solo il cattolicesimo (almeno accettato implicitamente)
è in grado di inviare le anime al Cielo, e che tutte le altre
religioni, come tali, e ripeto come tali, inviano le anime all’Inferno,
ne consegue automaticamente che la loro pratica pubblica dovrebbe, ove
ragionevole, essere vietata. È una questione di Fede. “Signore, io credo, aiutami nella mia
incredulità” (Mc.
IX, 24).
Kyrie eleison.