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FATAL TURN II (EC 61)

Collocando primariamente la dignità
dell’uomo nel suo mero libero arbitrio e non nell’uso corretto che se
ne fa,
il Vaticano II invia innumerevoli anime all’Inferno.

Svolta fatale – II
Dire che la “svolta verso l’uomo” è la
caratteristica chiave del Vaticano II, non è un insulto al
Vaticano II. Non era “die Wende
anthropologische” (“la svolta antropologica”) il cuore del
pensiero di Karl Rahner? E Rahner non è stato una delle menti
più influenti al lavoro nel Concilio? La questione non sta nel
sapere se il Vaticano II ha svoltato verso l’uomo o no, ma se questa
svolta è una cosa buona o cattiva.
La Dichiarazione del Concilio sulla libertà religiosa, Dignitatis Humanae (della
Dignità Umana), sostiene che ogni governo civile deve garantire
a tutti i cittadini il diritto civile di praticare in pubblico
qualsiasi religione essi vogliano praticare, così che se essi
abusano di tale diritto, scegliendo di praticare una falsa religione,
la loro intrinseca dignità o valore come esseri umani, esige che
a loro sia garantita questa la libertà di scelta. Niente
libertà, niente dignità.
Ecco la citazione chiave: «Il
diritto alla libertà religiosa [civile] non si fonda quindi su una disposizione
soggettiva della persona (equivalente sostanzialmente a
ciò che chiamiamo “seconda natura”), ma sulla sua stessa natura (quella
che per opposizione a “seconda natura” potremmo chiamare la “prima
natura” dell’uomo)». «Per
cui il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che
non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad
essa». In altre parole, mentre la Chiesa cattolica ha
sempre insegnato che il primo valore di un essere umano consiste nel
suo avvicinarsi al vero Dio, e che per questo uno Stato può
vietare la pratica pubblica delle false religioni, cioè di tutte
le religioni non cattoliche, – salvo il caso che questo sia
controproducente per la salvezza delle anime -, la Chiesa conciliare
insegna invece che il primo valore di un essere umano consiste nello
scegliere da sé la religione, vera o falsa che sia, e che
nessuno Stato dovrebbe porre alcun ostacolo civile a che qualsiasi
cittadino pratichi in pubblico la religione di propria scelta.
A prima vista la differenza potrebbe sembrare lieve, ma le implicazioni
sono enormi: l’uomo messo al posto di Dio. Per il cattolicesimo, il
valore primario di un uomo, o la sua dignità, consiste nel
corretto uso del libero arbitrio intrinseco alla sua (prima) natura
umana. Il libero arbitrio non è un fine in sé, ma solo un
mezzo per scegliere il bene di andare in Cielo. Il fine è il
Buon Dio, la libertà dell’uomo è solo il mezzo. La prima
natura dell’uomo è funzionale alla sua seconda natura;
così che  essa non è sufficiente per la salvezza
eterna.
Al contrario, per il conciliarismo il primo valore dell’uomo consiste
nella sua prima natura e cioè che il mero esercizio del suo
libero arbitrio, a prescindere dal fatto che scelga  il bene o il
male, è più importante per la persona umana, e quindi per
lo Stato, rispetto al giusto
uso che egli ne fa. In altre parole, il libero arbitrio dell’uomo viene
prima di ciò che è giusto o sbagliato per Dio, prima del
Cielo di Dio o dell’Inferno. Il mero esercizio della libertà sta
diventando un fine in sé. La “prima natura” ” ora ha la
priorità sulla seconda natura. Se “Dio” condanna gli uomini
all’“Inferno” perché “abusano” del loro libero arbitrio, questo
è un problema di Dio (o un problema della vecchia religione),
non un problema dell’uomo!
Potrebbe una qualsiasi dottrina mettere gli uomini sulla strada per
l’Inferno più sicuramente di una tale “svolta verso l’uomo”?
Kyrie eleison.