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BISHOPS AGREE (EC 54)

L’omelia per le ordinazioni a Ecône,
di Mons. de Galarreta, ha tenuto la linea di Mons. Lefebvre e dei suoi
tre colleghi vescovi – prima la fede, poi Roma.

Vescovi concordi
Molti amici della Fraternità San Pio X si chiedono
quale posizione verso un accordo con Roma abbia assunto Mons. Alfonso
de Galarreta. Egli è uno dei quattro vescovi della
Fraternità, ma quello che pensa e dice non è così
spesso citato, almeno in inglese, una lingua che egli capisce, ma che
preferisce non dover parlare.
Alla casa madre della Fraternità a Ecône, in Svizzera,
è stato lui che quest’anno ha condotto l’annuale cerimonia delle
ordinazioni al diaconato e al sacerdozio. Parti del suo sermone sono
disponibili su Internet, sul sito christus.imperat,
per esempio [si veda
in questo sito].
Qui ci sono alcuni passi, i primi riguardanti le consacrazioni
episcopali della Fraternità del 30 Giugno 1988, perché
quest’anno ricorre il loro XX anniversario; i secondi riguardanti
l’“ultimatum” del Cardinale Castrillón del 4 e 5 giugno, un mese
fa.
«Poi non si predica più
la Verità. Si è in cerca della verità [come
se non lo si sapesse]». Quindi prosegue: «E questo, in ogni caso, dimostra
l’importanza e la necessità delle consacrazioni. … Poiché
… quest’atto delle consacrazioni, è giustamente per la
sopravvivenza del Sacerdozio cattolico. Dunque oggi noi rivendichiamo
le consacrazioni non come se fosse una sorta di ribellione … contro
l’autorità del Papa. … Al contrario, lo rivendichiamo nella sua
reale resistenza. Nella misura in cui abbiamo compiuto quest’atto
semplicemente allo scopo di salvaguardare il Sacerdozio cattolico. … E
dunque noi rivendichiamo la figura di Sua Eccellenza Monsignor Marcel
Lefebvre. … Non siamo lefebvriani, siamo Cattolici. …siamo discepoli di
Monsignor Lefebvre, e ne siamo molto fieri. … È perché
siamo Cattolici, e Mons. Marcel Lefebvre era molto cattolico, che noi
siamo discepoli di Mons. Marcel Lefebvre. … Noi non ci vergogniamo di
Nostro Signore Gesù Cristo. Non ci vergogniamo della Fede
cattolica di sempre. Non ci vergogniamo della Chiesa cattolica di
sempre. E quindi non arrossiamo per Monsignor Marcel Lefebvre.»
Più avanti, sull’“ultimatum” del Cardinale, Mons. de Galarreta
ha detto: «Io penso che
è troppo parlare di ultimatum». E ha continuato: «Vi
è evidentemente una volontà di … intimorirci un po’. … Di
pressarci, in direzione di un accordo [con Roma] puramente pratico [non
dottrinale], che è stata sempre l’intenzione di Sua Eminenza. …
Questa strada è una strada morta. … Quindi non è il caso
di seguirla. Non possiamo impegnarci a tradire la confessione pubblica
della Fede. … E non vogliamo, … imbarcarci in un’impresa di
demolizione. … la nostra risposta va piuttosto in direzione … Di
ciò che chiediamo da lungo tempo, le tappe con i preamboli
[completa liberalizzazione del rito tridentino della Messa e
annullamento delle “scomuniche” del 1988]. Che eventualmente sfoceranno
… in un confronto …dottrinale. … Io penso che è più
probabile che questo porti … ad una stagnazione dei nostri contatti con
Roma. Meno probabilmente ad una nuova dichiarazione contro di noi. E
ancora meno probabilmente al ritiro del decreto di scomunica».
Prima di tutto la Fede, poi Roma – tutti e quattro i vescovi della
Fraternità seguono sostanzialmente la linea di pensiero di
Monsignore, “perché è cattolica”. «Meglio morire che tradire»,
usava dire Monsignore.
Kyrie eleison.