Dire che la religione ha una verità,
mentre il senso comune ne ha un’altra,
o è un crimine supremo, o una suprema perdita, o entrambi.
Verità escusiva
In una conferenza pubblica che ho tenuto di recente (non
in Germania), un liberale dall’aspetto e dall’età venerabili,
dubitava che gli esseri umani siano davvero così preziosi. Io ho
volutamente affilato la risposta: “Se si mettono su un piatto di una
bilancia tutti i cavalli della terra, e sull’altro piatto un miserabile
ma umano mendicante, quale piatto peserà di più? Invece
di rispondere alla domanda, egli ha detto: “Questa è religione,
non buon senso”. A quel punto mi sono un po’ arrabbiato …
Non era tanto il suo amore per i cavalli ad essere sconvolgente. Dopo
tutto, il cavallo è un animale nobile e utile, e tutti i cavalli
del mondo sono certamente un ottimo affare. Né era anche il suo
disprezzo implicito della religione ad essere inquietante. Dopo tutto i
miliardi di esseri umani oggi viventi non vedono alcun motivo per
prendere sul serio quello che intendono come religione. Quello che era
terribile era l’eresia delle eresie sottostante la sua risposta
ippofiliaca, vale a dire il presupposto che una verità possa
contraddirne un’altra.
Naturalmente il liberalismo è ormai comune come le margherite (o
il tarassaco), così il buon uomo era probabilmente all’oscuro
dell’oggettiva enormità di ciò che aveva detto. Ma quello
che aveva chiaramente sottinteso è che ci sono una verità
del senso comune e un’altra verità della religione. In altre
parole, la verità non sarebbe una, né assolutamente
esclusiva dell’errore, ma ci sarebbero verità diverse per
persone diverse, in tempi diversi, soprattutto in domini diversi, ed
esse possono nettamente contraddirsi l’un l’altra senza alcun problema.
Così che ciò che è vero per il senso comune
può essere falso per la religione, e viceversa.
Questa incredulità nell’unicità della verità, o
nella sua raggiungibilità da parte degli esseri umani, è,
se si tratta di una negazione cosciente, il crimine dei crimini, e la
perdita delle perdite se si tratta dell’assimilazione inconscia del
incredulità nella verità, così ampiamente
condivisa oggi. Privare la mente del nutrimento di quella verità
per cui è fatta, è un crimine infinitamente più
grande di privare gli stomaci del cibo, così come la vita eterna
è infinitamente più grande di questa piccola vita che
viviamo sulla terra, 70 anni o giù di lì. Questo
perché l’incredulità nella verità esclusiva, o
nella sua possibilità, separa i pensieri dalla loro vera radice,
riduce le menti in poltiglia e in definitiva sbriciola le
indispensabili basi naturali di quella Fede soprannaturale senza la
quale non possiamo salvare le nostre anime (Eb. XI, 6).
Il venerabile amante dei cavalli venne dopo il dibattito per appianare
le cose: “Ho solo voluto dire che la domanda posta in quella forma
tagliente non è buon senso”, mi disse. C’è da temere che
non avesse la minima idea di tutto ciò che ha perso.
Kyrie eleison.