Una mostra d’arte moderna a Londra dimostra
come l’“arte” è stata ridefinita per servire al suicidio di un
anti-civiltà senza Dio.
Disintegrazione documentata
Le mostre di arte moderna non dovrebbero interessarmi
tanto, perché non c’è davvero da sperare dall’arte
moderna, tanto quanto non ce n’è continuando a guardare Humpty
Dumpty. Ma “la speranza scaturisce
sempre nel petto dell’uomo”, così passando per Londra
solo ora sono andato a vedere una mostra di Duchamp, Man Ray e Picabia,
indicati come “tre artisti d’avanguardia e amici, il cui incontro
durante la prima Guerra Mondiale ha portato alla creazione del
movimento New York Dada ed ha cambiato il mondo dell’arte per sempre”.
Ahimè, il programma era invitante, ma i soggetti esposti erano
deludenti come sempre. Nati tra il 1887 e il 1890, prima di incontrarsi
tutti e tre gli artisti hanno mostrato un certo talento convenzionale,
ma dal momento in cui hanno lavorato insieme per raggiungere il loro
comune obiettivo di rompere ogni convenzione artistica, nei soggetti di
questa mostra tradiscono la loro incapacità quasi totale di
produrre alcunché di valore da mettere al posto di quello che
hanno sfasciato.
Del francese Duchamp, pensatore del gruppo, tipico e rinomato è
il suo soggetto del 1917 dal titolo “Fontana”, costituito da
nient’altro che da un comune orinatoio di porcellana poggiato sul
dorso. Che idea geniale! L’arte, diceva Duchamp, non ha bisogno
né che sia fatta dallo stesso artista, né che sia
visivamente accattivante. D’ora in poi l’arte può essere
qualsiasi cosa già bell’e pronta, basta che sia indicata da un
“artista” come opera d’“arte”. Da qui la spazzatura in acciaio
intrecciato indicata come “statua”, che si trova in così tante
città moderne. I tre amici erano partiti per cambiare la
definizione di arte. Sembra che abbiano avuto successo!
La prima moglie di Francis Picabia diceva su di lui e Duchamp che “hanno dimostrato una straordinaria
aderenza ai principi paradossali e distruttivi nelle loro bestemmie e
nella loro disumanità, che erano dirette non solo contro i
vecchi miti dell’arte, ma contro tutti i fondamenti della vita in
generale.” Quanto a Man Ray, nel 1951 diceva ancora che voleva “dipingere il più possibile in modo
difforme da altri pittori, soprattutto, dipingere in modo difforme da
me stesso – così che ogni opera successiva, o una serie di
opere, doveva essere completamente diversa dalle opere precedenti.”
Il programma di questi tre – ri-definiti – “artisti” fu la distruzione
dalle fondamenta, non esclusa l’autodistruzione. Com’è possibile
che il loro programma abbia raggiunto quel prestigio universale e
quella popolarità di cui gode oggi? – La mostra era frequentata
da spettatori devoti! Risposta, perché ogni civiltà che
si allontana da Dio deve chiudersi in se stessa, e poi, per giusta
vendetta, rivoltarsi su se stessa.
Ecco perché milioni di anime vogliono il modernismo nella loro
arte – e nella loro religione.
Kyrie eleison.